[SessuOhhhlogismi 7] – La Politica del Punto G

Una delle battaglie culturali più rilevanti nella mia vita è quella che rivendica l’esistenza del Punto G.

Come ormai anche gli alberi sanno, il Punto G è il centro nevralgico del piacere femminile e intorno a esso è sempre stata fatta moltissima disinformazione e diseducazione. Mi spiego: non si capisce se questo nucleo della libido esista, non si capisce dove si collochi, non si capisce se tutte le donne ce l’abbiano o meno, non si capisce se la scienza lo riconosca oppure no. Praticamente il Punto G è considerato alla stregua degli extraterrestri, o delle scie chimiche, o dello Yeti. Lì, a cavallo tra il mito e la leggenda. La fantasiosa teoria. Il gomblotto. Se lo trovi è bene, se non lo trovi pazienza, del resto non è neppure detto che esista!

Le prime vittime di questo depistaggio sono le donne che, spesso, non hanno idea di essere equipaggiate di quest’area anatomica per un duplice ordine di ragioni.

In primis, molte di esse non si masturbano (sissignori, levatevi quell’espressione di sbigottimento dal volto e fidatevi, lì fuori è pieno di gentili donzelle che non si sono mai dilettate nella scoperta del proprio corpo) e molte di esse, qualora lo facciano, preferiscono concentrarsi sul piacere clitorideo, che per l’amor del cielo, ha senza dubbio i suoi benefit, non ultimo il fatto che il clitoride siamo per lo meno sicure d’avercelo, cioè è scritto e rappresentato sui libri (anche se, per certi uomini, pure trovare quello pare che sia un’impresa del National Geographic). E quindi, invece che sorbire la frustrazione di andare a casaccio lì dentro, dov’è tutto buio e umido e non v’è certezza, preferiscono la solida (per quanto delicata) ufficialità del clitoride.

In secondo luogo, esse non hanno mai avuto il raro privilegio di incontrare un uomo capace di far scoprir loro nuovi orizzonti di benessere, di condurle attraverso le gioie del piacere vaginale in quanto tale, cosa che richiede un certo grado di fiducia (perché comunque ti sto facendo giocare con la mia virtù e gradirei non passare la prossima settimana ad avere problemi a sedermi su qualunque superficie), spregiudicatezza e libertà (perché finché inconsciamente tendiamo a vergognarci del nostro piacere, non riusciremo a viverlo appieno).

Ora, partiamo dalle basi.

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  1. Il Punto G esiste. Fatevene tutti una ragione. Non potete trovarlo su Google Maps, non c’è una segnaletica orizzontale che vi ci conduca, nessun gps, spesso purtroppo anche se chiedete indicazioni ai passanti non sanno aiutarvi (laddove i passanti sono le donne che non ne hanno consapevolezza). Tuttavia, esso c’è.

2. Nel punto G dovete anche crederci. Uomini e donne. Crederci, cercarlo e trovarlo. Non è un fatto di fede, né una caccia al tesoro. È molto di più. Del resto, il fatto stesso che si parta dall’assunto che “forse non c’è” è fuorviante e sbagliato. Come può essere così importante e così incerto? Tutta questa propaganda per cui noi donne siamo “diverse”, noi donne siamo “complesse”, noi donne non possiamo provare piacere attraverso una pura stimolazione “meccanica” dei nostri organi, che se non siamo coinvolte emotivamente, niente, nada, nisba, non è del tutto vera e forse dovremmo iniziare ad affrancarci da questa lettura della sessualità secondo la quale l’orgasmo maschile è (quasi) garantito dalla natura, mentre quello femminile è un’epifania, un dono, un happening. Anche il nostro si può raggiungere, con (quasi) garanzia totale di successo. Il sentimento è un ingrediente preziosissimo, a volte sufficiente persino. Ma un po’ di preparazione tecnica non ha mai fatto male a nessuno. Del resto l’arte è sì estro, ispirazione, talento innato, ma è pure disciplina ed esercizio.

3. Il Punto G non è un pulsante, non è un grilletto, non è una manopola, una carrucola, una maniglia. È un’area interna alla vagina, ricca di terminazioni nervose, assai sensibile, nella sua parte alta, come spiegarvelo, insomma, la parete verso la pancia, non quella verso il culo (per quanto giocare con tutta la zona non guasti mai, ma qui adesso stiamo cercando di fare chiarezza su un’area specifica)

4. Può essere stimolato durante la penetrazione classica, certamente, ma se volete agire in maniera chirurgica e puntuale, scoprendo davvero le potenzialità di questo magico e misterioso Punto, dovete usare le mani, cioè le dita, al plurale, DUE, non una (che non abbiamo mica 16 anni) e neppure tre (che non ne abbiamo neppure 60 con 3 gravidanze alle spalle…per quanto poi, vabbé, regolatevi sempre in base alle circostanze, ci sono situazioni in cui pure il fisting è un’opzione contemplata).

5. Se ve la state sbrigando da sole, gherls, le dita non sono il modo più comodo di sperimentare le sublimi risorse del vostro corpo, non quando si parla di Punto G. Voglio dire, è più comodo usare un apposito strumento, curvato ad hoc per stimolare ciò che ha da essere stimolato (tipo questi, per capirci)

6. L’intensità, il ritmo, la frequenza, sono ingredienti che vanno sempre modulati sulla base dei responsi che il corpo ci da, ovviamente. Spesso però succede che il piacere sia così intenso – e le prime volte così sconosciuto – che tendiamo a sottrarci (come quando chiudiamo le gambette perché qualcuno sta facendo bene ciò che c’è da fare, ma in realtà è la nostra comunicazione non verbale che dice “Basta!” e intende “Continua così, così, esattamente così”).

7. Certo è che non si deve essere pigri. Quindi, cari uomini, mettetevi con la giusta dose di solerzia e fate gli Indiana G-iones: esplorate, tastate, giocate, nella consapevolezza che se trovate il Tempio Benedetto del piacere femminile, quella donna lì, vi ricorderà, vi apprezzerà, forse vi amerà persino, o comunque parlerà bene di voi alle sue amiche (e come sapete nulla è efficace come il Word of Mouth, cioè er passaparola). Se vi fa male il braccio, pazienza. Continuate. Continuate finché lei continua a emettere messaggi subliminali tipo “Sì. Sì. Oddio. Madonna. Oh mamma. Sì. Così. Oh, Padre Pio. Oh, Santa Madre Teresa di Calcutta. Ohhhhddddio. Oddio. Oddio. O-DD-DIO”. Ok? Vi fermate quando lei vi supplica tipo con “basta, ti prego”.

8. Abbandono. Ecco, il piacere vaginale, richiede e implica un abbandono radicale. Senza nulla togliere a quello clitorideo, è proprio un altro campo da gioco. Voglio dire, non è che ci contorciamo semplicemente come dei vermicelli, percorse da spasmetti femminili e accettabili, tremori di cosce, gridolini sommessi e sospiri affannatini; il piacere vaginale è profondo, totale, parte dal ventre e si tira appresso tutto il corpo, ci rivolta come calzini sudati e ci fa vedere l’Iddio onnipotente.

9. E noi donne, di questa forma di piacere e dei suoi effetti collaterali, non dobbiamo avere vergogna. Non dobbiamo averne dei nostri umori, dei nostri odori, delle reazioni del nostro corpo, delle facce che facciamo, di quanto paonazze possiamo diventare, dei versi che emettiamo (al limite ricordate, se riuscite, che esiste un vicinato, o dei coinquilini, insomma avete capito). Della vergogna proprio dobbiamo spogliarci, come ne sono spogli gli uomini quando espletano il proprio piacere e non è che si trattengano perché magari a noi quella loro mucillagine appiccicosa ci fa schifo. Ecco. Siate shameless. Siate femmine. Siate naturali. E, se un uomo rimane palesemente disturbato, o non vi fa sentire a vostro agio, forse non vale la pena di andarci ancora a letto, con quell’uomo lì. Forse è lui che non è all’altezza della vostra sessualità.

10. E qui veniamo all’ultimo punto. Il piacere vaginale, strettamente legato al Punto G, è potente. Proprio così: POTENTE. E non può essere ignorato per una vita, rimpiazzato da quello clitorideo (che è un eccellente antipasto, ma il piatto principale, quello che ti sazia davvero, è un’altra roba). Potente come sono potenti gli uomini quando esercitano a pieno regime la propria virilità. Potente e liberatorio.

È per questo che io insisto, su questa storia del Punto G.

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Perché quando il tuo corpo riesce a darti così tanto piacere, non puoi che volergli più bene. Non puoi che odiarlo di meno. Non puoi che imparare ad avere un rapporto più sano e maturo con la tua carne, con le tue imperfezioni ma anche con la tua profonda femminilità.

In secondo luogo, perché agli uomini piacciono le tette grosse, la vita sottile, il culo di marmo, le cosce toniche, i capelli folti e tutto quello che ve pare. Ma, agli uomini veri, nulla piace quanto una donna che conosca il proprio corpo e che sappia vivere in serenità e libertà il piacere. Prenderlo. Darlo. E condividerlo.

Io vi saluto e vi rimando alla prossima puntata di SessuOhhhlogismi (qui trovate le precedenti: la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta e la sesta)!

Vi segnalo, infine, che qualora voleste accattarvi un giocattolo che vi aiuti a sperimentare la magia del Punto G, potete usufruire del codice GcomeVagina e avere diritto al 15% di sconto fino al 31 ottobre!

BaGi e abbraGGi

60 thoughts on “[SessuOhhhlogismi 7] – La Politica del Punto G

      1. Ma infatti, poi abbiamo a disposizione quei gadget strepitosi che si chiamano “Vestiti nuovi in sconto” per sentirci superpheeghe, i parrucchieri e la vita alta di una taglia di meno.
        (Toglietemi Zalando perdio)

      2. Capperi, ci sono davvero dei bei giochini su questo sito. Ne ho sempre desiderato uno! Sono arrivata tardi per usufruire del codice promozionale ahimè. Sob sob

  1. lo potremmo definire il punto Graal ……quasi introvabile come quello santo (di Graal)
    E devo dire che stavolta l’ho trovato ….anche se temo che prima o poi dovrò “farmi” il tunnel carpale😛

  2. _a un uomo “nulla piace quanto una donna che conosca il proprio corpo e che sappia vivere in serenità e libertà il piacere. Prenderlo. Darlo. E condividerlo.”
    Ecco, questa è una grande verità: il piacere del partner crea il proprio piacere, lo amplifica.
    Per il resto, beh, strepitosa come sempre😉

      1. _si, proprio così perchè vivere la libido lo fanno tutte ma sentirsi in libera sintonia avviene con poche e ancor meno avviene una quanto potente attrazione tra due persone. Personalmente, è un dato di fatto molto sconsolante!

        piesse: lusingarti? Per niente. E’ così😛

  3. 2 punti (per rimanere in tema)

    – Indiana G-iones: morto. Cappottato dalla sedia. Se ci ripenso, ancora rido😀
    – “Ma, agli uomini veri, nulla piace quanto una donna che conosca il proprio corpo e che sappia vivere in serenità e libertà il piacere. Prenderlo. Darlo. E condividerlo.” Sante parole. La timidona vergognosa ha il suo perché, per carità. Ma cara mia, non siamo certo ad un vernissage. ^__^ (se ci siamo ma l’evento non è al centro della nostra attenzione,la discrezione effettivamente potrebbe essere un punto a favore😀 )

  4. Il punto G. Parliamo di quell’area ad appena due centimetri e mezzo proprio alll’entrata della vagina verso l’alto, che sarebbe la pietra angolare dalla quale partono tre ramificazioni: l’una punta verso il clitoride (un pene delle misure ridottisime), e le altre due avolgono quella stessa porzione del tubo vaginale come due sacche ricche di corpi cavernosi come nel membro maschile. Ecco, tutto il piacere femminile per quanto riguarda l’area genitale è lì. Se il membro maschile arriva fino in fondo quello solo centra con la procreazione, ma ciò che viene stimolato è appena la prima parte del “tunnel”, per così dire, vaginale, che evidentemente più lo si penetra e più la base del pene maschile, essendo più larga, fa più pressione sule pareti vaginali per questi due, tre centimetri, all’inizio della stessa. La lunghezza del membro maschile potrebbe fare “gola” in una donna psicologicamente parlando, ma alla fine non determina quanto la sua larghezza.
    Insomma, sono d’accordissimo col fatto che tante donne vivono la propria vita lontanissime della conoscenza del proprio corpo, ed ecco cosa le rende così poco interessate alla sessualità e propense sempre a considerare gli uomini come “fissi” coll’argomento. Non si può esprimere nessun interesse per ciò che non si conosce.

  5. Roba da inserire nel piano di studi delle superiori, tra l’ora di matematica e quella di filosofia, per tutti, maschi e femmine.
    Il punto G sarà pure difficile da trovare tipo l’unicorno o la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, ma incontrare uno degli “uomini veri” di cui sopra forse è ancora più difficile. Ma quando lo trovi, beh…
    Sull’immagine di Indiana G-iones alla ricerca del Tempio Benedetto mi sono piegata in due e ancora rido.

  6. Esiste, esiste…
    Ci vuole abbandono, e fiducia nel partner e molta voglia di giocare, da parte sua. E quando ci si arriva, unforgettable. E per le dubbiose e/o recalcitranti alla ricerca del goal, da sole o in due, ricordate che gli orgasmi sono un’iniezione di bellezza, altro che integratori e ialuronico.

    1. e quando sei totalmente aperta ad accogliere il piacere e a godere del momento magico, a giocare alla scoperta con chi ti fruga ovunque e ti scruta tra le ciglia per vedere l’effetto che fa. quando lui ti commenta che il non esserci riuscito è un problema che lo deprime…santapolpetta… affidare la ricerca al giocattolo?:-)

      1. il giocattolo sì, sia da sola che in compagnia.
        da sola ti aiuta a scoprirti, e più ti scopri da sola più puoi partecipare alla ricerca di coppia.
        in compagnia perché anche i più restii poi, una volta in campo, si divertono a usare i toys e a scoprire l’effetto che fanno.
        però per cortesia digli di non farsi paranoie inutili. non è che si segna sempre, per forza, con un pallonetto.😀

      1. @Fedi ma sai che anche no? Avendo a disposizione il bipede anche no.

        E non offendere le banane. A scanso di sorprese io le scelgo sempre quasi verdi.

    2. veramente zia, veramente.
      quella pelle bella rilassata, quella luminosità, cosa la da, cosa?
      però è molto vero ciò che dici, nel senso che ci vogliono dei presupposti, prima di arrivare al goal e tra di essi c’è la fiducia, senza la quale difficilmente potrebbe esserci l’abbandono…
      però ecco, vale la pena d’attrezzarsi🙂

  7. ‘Oh bucaiola, tu mi tradisci, tu dici “Vengo!” e invece tu pisci!’
    I 5 madrigalisti moderni – Amici Miei Atto Secondo

    ‘E’ ben povera cosa quell’uomo che non sa fare della propria moglie, la propria amante’
    Honorè de Balzac – la cugina Bette

    Il punto G è così denominato in riferimento al ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg che iniziò gli studi sull’orgasmo femminile negli anni’40 del secolo scorso, ma a quanto pare la definizione punto G risale intorno ai primi anni ’80 a nome di Alice Lada e Beverly Whipple (che non so chi siano, ma andrò a studiare, giuro😉 ).

    Ho anche sentito gente chiamarlo il punto di Gutenberg…. ma questi li metto assieme a quelli che chiamavano, in anatomia, le trombe di Falloppio…
    (Infatti le donne sanguinano mensilmente dalle orecchie) , anzichè le tube di Falloppio. Le trombe sono quelle di Eustachio… (e poi parlano di malasanità😀 )

    Eppure il riferimento a Gutenberg non è così così peregrino. Con lui si fa un salto cosmico, dalla scrittura a mano a quella della stampa meccanica. Senza Gutenberg non saremmo qui a scrivere con il computer.
    Ecco… il punto G fa compiere alla sessualità lo stesso salto iperspaziale.
    La donna diventa soggetto sessualmente attivo e indipendente. Non è più l’uomo al centro dell’universo del piacere.
    Eppure la questione sulla sua esistenza scientifica è ancora controversa, tanto quanto quella della connessa eiaculazione vaginale.
    Personalmente ritengo che la legge di Mendel sulla varianza dei caratteri genetici faccia si che proprio questa varianza porti donne ad avere un punto G pronunciato ed altre ad averlo meno. Così come esistono donne con le grandi labbra cosiddette “pluripare” ed altre dette “unipare”.
    Per esperienza diretta, affermo senza tema di smentita, che se si arriva ad un profondo di livello di intimità e di voglia di esplorare i rispettivi corpi si arriva a trovare un vero e proprio alfabeto anzichè un punto; e come tutti gli alfabeti si fanno linguaggio e si ritorna a Gutenberg😉 ; la scoperta del linguaggio del sesso parte dal punto G femminile e porta oltre Gräfenberg. Porta molto molto lontano. A quel piacere totale nella coppia che quegli splendidi vibratori G-Spot possono solo incrementare stile acceleratore di particelle.🙂

    1. come sempre un commento che arricchisce e completa il post🙂
      verissimo che si trova un vero e proprio alfabeto e brillante il paragone con Gutenberg. Era esattamente quello che intendevo. Che vale la pena cercarlo, scoprirsi, perché il salto che fa poi la vita sessuale (individuale e condivisa, con il toy, o un compagno, o il toy e il compagno insieme) è notevolissimo🙂

  8. Il mio primo incontro con il punto G, risale ai tempi del liceo, più o meno 12/13 anni fa. Mi ricordo che durante l’ora di geometria analitica la prof mi ha chiamato alla lavagna e mi detto “Vieni qui e trovami il punto G”. Ovviamente si riferiva a un punto del piano ma io, cazzetto adolescente in preda agli ormoni, ho iniziato a ridere tantissimo e alla fine mi sono beccato una pure una nota. 🙈

  9. Ciao grandiosa come sempre… gia’ il punto G questo sconosciuto, Te ne parla una tipa che ha difficolta’ ad avere un orgasmo vaginale con un uomo, figurati a trovare il punto fatidico……NON e’ facile, gli uomini molti fanno fatica a soddisfarti, e se poi trovano una difficile apriti cielo!!!! Figurati a chiedergli di trovare il punto G roba dell’altro mondo per la maggior parte di essi!!!!! Io ormai mi accontento dell’orgasmo clitorideo, di quello vaginale purtroppo mi e’ capitato raramente……………

    1. Maria Grazia, non esiste l’orgasmo vaginale. L’organo dell’orgasmo femminile è il clitoride, che però non è solo quella piccola nocciolina, ma tutt’una struttura più complessa che avolge anche il tratto più esterno della vagina. Ma il tutto è sempre il clitoride. Poi, se fai fatica a raggiungerlo, sei nella media, stai tranquilla. Il problema è che quando l’uomo è quello giusto, tutti i punti sono G. Ma spesso le donne si accontentano con uno, con quello che le ha guardate mentre aspettavano il principe azzurro. Ma quello, non è quello giusto. Non è colpa sua di lui, ma della natura femminile, assai selettiva.

    1. Così è troppo facile. Il bello è aver fantasia (ed altri sentimenti) per rinnovare il gioco con la stessa persona.
      Certo, può suonare strano detto de chi ha già “fatto fuori” due mogli 😉

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