Fenomenologia dei Gruppi WhatsApp

Recentemente, a seguito di un feroce psicodramma consumatosi in uno dei miei storici Gruppi, ho avuto occasione di riflettere sulla fenomenologia delle relazioni via whatsapp. Pensare, infatti, che il pregevole strumento di messaggistica istantanea gratuita abbia modificato esclusivamente le relazioni tra uomo e donna o – più in generale – quelle di matrice sentimentale, è un errore. Anche i rapporti di amicizia, specialmente nel contesto dei “gruppi”, si sono trasformati. Distinguiamo, di seguito, tra le diverse Tipologie di Gruppi WhatsApp (GW, d’ora in avanti), poi tra le dinamiche di Inclusione ed Esclusione, infine tra i Profili Umani che popolano i gruppi suddetti.

TIPOLOGIE:

Gruppi Funzionali (GF, d’ora in avanti)–> Nascono per uno scopo ben preciso e hanno vita mediamente breve. Si tratta dei gruppi creati per organizzare serate/cene/weekend/viaggi/addii al nubilato/baby shower o per invitare a compleanni (il ché implica la proliferazione immediata di sotto-gruppi nei quali ci siano tutti, meno il festeggiato, per decidere cosa regalargli e decretare chi vincerà la sòla di andare a comprare il regalo).

Gruppi Strutturali (GS, d’ora in avanti) –> Sono, invece, i gruppi che sanciscono e rispettano la struttura sociale delle relazioni. Essi riproducono fedelmente nei server di Mark Zuckerberg le ramificazioni precise dei nostri network, un vero e proprio organigramma di affetti (famiglia, colleghi, ex colleghi, amici storici, amici contemporanei, amici espatriati, compagni di pallavolo/basket/calcetto/teatro/zumba e, nei casi più critici, gruppo con le mamme dell’asilo), scrupolosamente organizzati in un alveare illimitato di umanità. Sottoinsiemi di relazioni, ordinate su criteri quasi scientifici di natura geograficaanagrafica, culturale, professionale, sociale.

Gruppi Copia (GC) –> Si tratta di gruppi tutti uguali che differiscono esclusivamente per la presenza o l’assenza di specifici individui. Ognuno di noi è, in altri termini, parte di un gruppo da cui qualcuno è escluso ed è, al tempo stesso, escluso da un gruppo nel quale altri sono inclusi. La creazione dei GC talvolta sancisce la fine dell’idillio amicale (quando improvvisamente il gruppo con le tue colleghe diventa silente, vuol dire che ne hanno creato un altro nel quale tu non ci sei e possono finalmente sparlare di te); altre volte, invece, è un’operazione includente nei confronti di soggetti ibridi come, non so, i nuovi fidanzati e le nuove fidanzate: dobbiamo integrarli, ma mica possiamo ammetterli nella cerchia dorata del GS storico. E passiamo così al punto seguente.

INCLUSIONE/ESCLUSIONE:

Accesso –> Nel caso si tratti di GF (Gruppo Funzionale), l’accesso dei partecipanti è appannaggio dell’admin, colui che ricorda (o dimentica) di coinvolgere il soggetto X nella pianificazione di precisa attività (stabilendo implicitamente chi è o non è invitato alla cena/festa/cinema/whatever). Nel caso dei GS (Gruppo Strutturale), invece,  l’inclusione o l’esclusione diventano un tema più politico e, in certi casi, addirittura oggetto di interpellanza parlamentare.  Bisogna capire, infatti, che i gruppi whatsapp sono più blindati dei gruppi reali di amici. Più facile essere invitati al compleanno di Beatrice Borromeo che accedere al GS degli ex compagni del liceo. Nei GS si crea, infatti, una vera e propria intimità familiare che sarebbe violata, un equilibrio sociale che sarebbe alterato dall’arrivo – per quanto virtuale – di altri partecipanti.

Abbandono –> L’atto di abbandonare un GW assume un significato diverso a seconda della natura dello stesso. L’Abbandono del GF è nell’ordine delle cose (passato il santo, passata la festa) e si manifesta in duplice forma: tempestivo (entro 1 ora dalla fine della festa/cena/viaggio e lo praticano soprattutto quelli che fanno il cambio di stagione il 2 febbraio perché è arrivata la primavera e che, se potessero, pagherebbero le bollette in anticipo), e a-babbo-morto, dopo anni, quando qualcuno nelle pulizie stagionali del telefono decide di abbandonare un gruppo del 2014. Nel caso dei GS, al contrario, l’Abbandono assume connotati del tutto differenti e, quasi sempre, rappresenta un atto di protesta, di indignazione e di contestazione a seguito di qualsivoglia polemica o sclero. Una plateale manifestazione di disappunto, il cui equivalente reale sarebbe abbandonare sdegnati la stanza, sbattendo la porta; oppure riagganciare la cornetta in faccia all’interlocutore (e siamo onesti, quanto era liberatorio il gesto fisico, lo sfogo meccanico sulla plastica del telefono?). Generalmente, nel caso dei GS, l’admin del gruppo – leader carismatico digitale – si prende la briga di ri-aggiungere al gruppo coloro che l’hanno abbandonato e finché questa dinamica si perpetra, finché qualcuno rincorre chi se ne va, il gruppo continua a sussistere.

PROFILI: 

Naturalmente, poi, ognuno di noi assume un ruolo diverso nei GW. C’è Il Silente, che non dice una parola da 18 mesi, non è dato sapere se sia ancora vivo o se abbia semplicemente silenziato il gruppo, ma ci piace pensare che legga di noi e sorrida bonariamente, ovunque sia. C’è L’Intermittente, che segue le conversazioni a tratti, si inserisce senza leggere i messaggi precedenti, ripete domande già fatte e considera le sue facoltà mentali troppo preziose per essere sprecate nella lettura della conversazione in corso (è preferibile, in questi casi, dichiarare che non si ha voglia di leggere le precedenti 243 notifiche e chiedere un riassunto della faccenda). Poi c’è L’Addetto ai Meme, che predilige i visual alla comunicazione verbale, ormai sorpassata; il suo eloquio è scandito da fotografie di Andrea Bocelli con il panettone a Pasqua o con il telefono Brondi al posto dell’iPhone; di tutti i membri è quello più simile a un millennial (e quando dico “millennial” intendo millennial vero, non uno che a scuola ha programmato in Turbo Pascal nel Piano Nazionale Informatica). È facile ma non è scontato che l’Addetto ai Meme manifesti anche una deriva da Emoticomane (colui, cioè, che si esprime all’85% sfruttando tutto l’inventario di simboli a disposizione, inclusi quelli più remoti, come il “lucchetto con sopra la penna stilografica”, e che risponde a encicliche di 15mila battute con un’emoji). Riconosciamo, poi, il Titolista che manifesta il proprio umorismo cambiando periodicamente il nome o la foto profilo del gruppo (generalmente, nella gerarchia dei membri, è uno il suo peso ce l’ha); il Vocalist che manda note audio (a questo proposito è bene menzionare che esiste un limite umano di sopportazione alla lunghezza delle note vocali e se me ne mandi una di QUATTRO MINUTI la mia voglia di ascoltarla è simile alla voglia di guardare Ben Hur il 15 agosto in una casa senza aria condizionata a Milano). Esistono poi Il Mitraglia e Il Farinetti. Il primo è l’Usain Bolt di WhatsApp: capace di mandare 5 messaggi al secondo, uno di seguito all’altro, spesso contenenti solo una sillaba o una virgola (questa è una deriva tipica di chi era solito frequentare le chat; al contrario, gli altri, scrivono messaggi di almeno 3-4 righe, usando whatsapp come fossero sms; esulano da questa analisi i messaggi diplomatici o le dichiarazioni politiche che, al contrario, vengono preparati nelle note, inviati a terzi per approvazione, e possono essere lunghi 40 righe  – un tempo, se erano troppo lunghi, venivano addirittura “divisi in più messaggi”); il secondo ha creato il presidio SlowChat, ci mette 10 minuti a scrivere un messaggio di 2 righe; risponde dopo 20 ore; per concludere un discorso può volerci una settimana. Chiudono la nostra etologia Il Mattiniero, che invia i link della rassegna stampa alle 06.13 mentre è seduto sulla tazza del cesso; Il Nottambulo, che scrive alle 03.15 e di solito sveglia quello che non ha ancora imparato a inserire la modalità notte (altamente sconsigliato inviare messaggi notturni a chiunque abbia superato i 50 anni, se non ha spento il telefono, lo sveglierete); Il Bullo, o come si dice nel gergo contemporaneo, il “troll“, che passa il tempo a ingaggiare polemiche ora con un membro, ora con un altro, dando vita ad avvincenti scambi dialettici che possono restare nei confini del sarcasmo o sfociare, nei casi più cruenti, in vere carneficine digitali, processi in pubblica WhatsPiazza, sanguinarie esposizioni di prove documentarie (screenshot) e giurie popolari presiedute da Giancarlo Magalli; e Lo Spammer, che dà il meglio di sé nei Gruppi Copia, poiché ogni volta che trova una fotografia/video/link davvero IMPERDIBILE, lo invia su TUTTI i gruppi in cui è presente (attua la medesima strategia con le foto delle sue vacanze, la condivisione della sua posizione quando è in vacanza e le fotografie dei nipoti).

Cosa cambia nell’amicizia, però?, vi chiederete, voi sparuti 3 lettori che avete resistito fino a questo punto del post.

Cambia che i Gruppi WhatsApp creano in noi l’illusione di essere un gruppo senza esserlo. Creano la sensazione di un contatto che in realtà non c’è, quasi mai, se non in maniera approssimativa, superficiale, a scopo ludico, di puro intrattenimento. Cambia che questi Gruppi costituiscono un simulacro nel quale non c’è spazio per l’approfondimento, per l’empatia, per la comprensione e pure per l’interpretazione (che nelle amicizie e in qualunque rapporto di lungo corso devono essere ingredienti essenziali e reciproci, poiché la vita non è un file da inoltrare). Questi gruppi ci offrono una visione sempre parziale, mai concreta, della vita e delle emozioni di quelle persone che consideriamo a vario titolo “amiche“. Sono una suggestione di contatto, che a volte rincuora ma comunque non basta, non basta per essere amici. Nella stessa identica misura in cui chattare con un tipo non è come uscirci, parlarci, condividerci esperienze. Quando si cresce, quando si vive lontani, quando si cambia, quando ognuno ha ambizioni e aspettative completamente diverse, quando i ricordi del passato non bastano più, allora forse bisogna vedere i gruppi whatsapp per quelli che sono: un insieme di numeri di telefono, non di persone. E per continuare a essere “persone”, bisogna viversi, creare occasioni, parlarsi, mandarsi anche a cacare se necessario. Sostanzialmente esistere, fuori da WhatsApp.

Io comunque, ho sempre preferito le chat in pvt.

55 thoughts on “Fenomenologia dei Gruppi WhatsApp

  1. Ammetto di aver letto a salti perché l’argomento mi provoca una certa repulsione, infatti mi è cresciuta l’ansia per quanto è vera la storia dell’inclusione che è difficile da ottenere etc.
    Io ogni tanto wapp lo cancello e prima di reinstallarlo faccio passare due giorni.

      1. Solo per i gruppi, il resto è silenziato, pacificamente.

        Comunque, ho pensato a questo post ieri, quando mi hanno inclusa in un gruppo fb. Ho scritto “No” e sono uscita. Addio.

  2. Allergica ai gruppi. L unico che mantengo è quello con due amiche che vivono lontane quindi la chiacchierata di gruppo è impossibile. Gli altri in attesa di scappare sono silenziati e vengono aperti solo per azzerare le notifiche (in un caso 300 in un’ ora)

    1. 300 messaggi in un’ora meritano (ma anche già al numero 20) un bel commento: “ma oggi non avete un cazzo d’altro da fare, che so magari una cosa tipo lavorare?”
      Così eviti di doverti cancellare, lo faranno loro 😉

  3. Gruppi wazzap utili solo per amicizie non facilmente raggiungibili…vere amicizie che durano nonostante il tempo e la distanza…per il resto…solo appunto “visione sempre parziale, mai concreta, della vita e delle emozioni di quelle persone che consideriamo a vario titolo “amiche“. Sono una suggestione di contatto, che a volte rincuora ma comunque non basta, non basta per essere amici. “

    1. condivido. voglio dire, se un amico si è trasferito a vivere dall’altra parte del mondo ci sta (per quanto comunque, secondo me, alle volte, sia comunque da valutare una sessione di FaceTime, qualcosa di interattivo come addirittura una telefonata).
      in molti altri casi, al contrario, secondo me sono davvero un simulacro.

      1. Guarda io ci sono passata in entrambi i casi…ho un gruppo dove siamo in tre provenienti da 3 parti diverse dell’Italia..e WA è utile per sentirci per sfogarci (siamo molto legati). Ho gruppi di più persone che seguo a spot. Uno di questi mi aveva dato l’illusione di aver trovare delle amicizie abbastanza sincere ma ho capito che se alla base non c’è complicità e non c’è stata amicizia “Live”…La chat crea davvero un illusione.

    1. Mi associo all’odio per i Vocalist, non quelli una tantum che ci sta, dico quelli che lo fanno per abitudine come se fosse un telefono,soprattutto in orario di ufficio. Allora telefonami, no?

  4. Non condivido del tutto la tua ultima affermazione: che whatsapp crea l’illusione del gruppo. io ho solo un gruppo whatsapp (unico gruppo in cui sono attiva e a cui realmente partecipo, oltre a quello dell’evergreen “famiglia” – sul quale ho il silenzioso per un anno, nonmostrarelenotifiche-nondegnartidiriattivarletraunanno); data la mia lontananza fisica dai miei due migliori amici, questo gruppo per me è indispensabile per tenermi in contatto con loro, e siamo tutti e 3 ugualmente attivi (del tipo che ci aggiorniamo anche quando facciamo cacca….si lo so, forse whatsapp ha peggiorato la situazione e, da quando diversi anni fa abbiamo creato il gruppo, mi sembra di essere diventata un parassita commensale). il gruppo whatsapp ha effettivamente rafforzato l’amicizia che già avevamo. io credo fermamente nella sua utilità. credo molto di meno nell’utilità di facebook.

    1. un gruppo a 3 è in effetti già diverso e per forza di cose non può includere tutta la tassonomia proposta. in fondo un gruppo a 3 è poco più che una chat a 2. io ne ho anche uno a 4-5 che funziona discretamente. il controllo, per me, si perde in quelli più numerosi (che viaggiano intorno alla decina di membri)

  5. Il gruppo “mamme” dell’asilo è un male necessario.
    Che poi, dentro ci trovi pure i papà, ma il gruppo si chiama comunque mamme.

    Che quando ti serve un’informazione devi cercarla fra quattordici tonnellate di commenti futili.

    Che ti ritrovi con 50 messaggi di cui il primo è “chi ha trovato [indumento] di mio figlio?”, e gli altri, a cascata, “io no.” “io nemmeno.” “mi dispiace, ma non l’ho trovato”.

    Che se nessuno rispondesse tranne chi effettivamente se lo ritrova a casa, il mondo sarebbe un posto migliore.

    1. Oddio quant’è vero…! Come anche il caso della rappresentante di classe che posta la foto dell’avviso di sciopero sul portone e a seguire una valanga di “grazie”, “oh no!”, “grazie”, “oh no, sciopero!”, “grazie”, “grazie mille!”

  6. Ridotti al minimo e corrispondenti ad altrettanti gruppi di amicizie reali. Fino all’anno scorso ne facevo un uso molto più moderato, ma ci si vedeva sempre e la comunicazione era limitata a poco più degli orari. Adesso invece se vogliamo parlare un po’ insieme, quello c’è, e meno male che c’è.
    Quanto ai profili, ho un amico del tipo Mattiniero a +4 di fuso orario… data la distanza da casa il telefono io lo spengo solo se ho cose DAVVERO interessanti da fare e così capita di ritrovarsi le foto delle sue albe quando qui è ancora notte fonda.

    1. eppure TI DIRò: ho vissuto un periodo nel quale con amici espatriati ho bandito WA in favore delle vetuste email. Perché?, dirai tu. Perché con la comunicazione WA eravamo sempre in contatto (compatibilmente con il fuso e il mio bioritmo), ma in maniera assai superficiale, scrivendosi quasi sempre mentre si faceva altro. quando, invece, ci siamo seduti al computer, rispettivamente, per raccontarci, con calma, ritagliando un momento dedicato solo a quello, concedendoci di approfondire, rileggendo, mettendoci più cura, per me che della parola scritta sono feticista, le cose sono migliorate molto.
      non so se mi spiego 🙂 ma appunto forse qui interviene il mio personale feticcio.

      1. Ti spieghi perfettamente… e infatti ci sono alcune persone con cui anche io mantengo contatti via mail, ed è proprio come dici tu, meno spesso ma con più cura.

  7. Vedo che finalmente stai arrivando a quanto io ripeto da anni, ovvero che i canali “social” in realtà sono “a-social”.
    Mi ripeto, non uso FB (o meglio, ho provato a farne un uso puramente professionale, con tanto di investimento economico, ed il risultato è stato pari a zero; anzi no, meno di zero visto che mi è costato tempo e denaro per nulla).

    WhatsApp ammetto di usarlo, ma come faccio con le pastiglie per il mail di testa, ovvero quando serve e senza abusarne.
    Comunico SINGOLARMENTE con la mia compagna, ma solo per non disturbarla nell’attività professionale, e di sera ci sentiamo a voce, se non ci incontriamo. E poi con qualche amico o parente, per comunicazioni sintetiche è molto rarefatte (tipo una volta ogni quindici giorni, o forse una volta al mese); se voglio sentire un amico lo chiamo, non gli mando messaggi “ad minchiam”, alla peggio gli scrivo “ci vediamo?”.
    I gruppi ….come per FB mi pregio di non averne. O meglio, in realtà sono amministratore di un gruppo di cui dovresti fare parte anche tu, tanto scombinato da chiamarsi “maltrainséma” ; che poi chiamarlo gruppo è un ossimoro, siamo in 4 e una volta ogni due mesi scambiamo messaggi nel vano tentativo di vederci per una birra insieme. Sarebbe più facile organizzare un incontro plenario delle Nazioni Unite.

    E veniamo al gruppo di lavoro. Mi hanno inserito d’ufficio in un gruppo che dovrebbe essere di professionisti, ma che in realtà pare abitato dai figli del gruppo delle mamme dell’asilo. Ergo non partecipo, e quando vedo che mi segnala la presenza di 50 messaggi al mattino presto cancello tutto.

    Più “social” nascono e crescono, più io divento un convinto misantropo

    1. la misantropia direttamente proporzionale alla diffusione dei social secondo me non è incomprensibile, anzi, credo sia più diffusa di quanto tu creda. è un fatto che questi strumenti abbiano modificato in maniera profonda le modalità di interazione interpersonale, per così dire, e non necessariamente in bene. è vero pure che – dal mio punto di vista – astenersi dall’usarle è una scelta che non mi sento ancora di fare. preferisco starci dentro, comprenderle, criticarle, ma essere consapevole – per una specie di deformazione professionale credo – di dove stiamo andando.
      e ricordare, ogni tanto, che la vita reale è un’altra roba. che se si deve chiacchierare è bello farlo davanti a una boccia di vino, se ci si deve mandare a cacare è giusto farlo guardandosi in faccia se possibile, e che un paio di doppie spunte senza risposta sono solo un paio di doppie spunte senza risposta.. .

      1. Oggi ne ho sentita una bella, da Radio DeeJay: WhatsApp dopo la doppia spunta blu introdurrà la spunta rossa, che significa “ho letto ma non me ne frega nulla” …bellissima!

        Comunque devi integrarti ancora un pochino di più, a Milano e tra i milanesi. Si dice cagare, con la G
        😛

  8. solo di recente ho installato Whatsapp e non ho creato né gruppi né mi sono aggregato a gruppi. A parte due contatti ho ben evitato di mettermi in mostra. Qualcuno ci ha provato ma i messaggi sono morti lì. Adesso lo uso pochissimo e ne sono felice. Per me Whatsapp è un girone infernale dei dannati dello smartphone.

  9. Leggendo il post, mi sono ritrovato a ridere come un cretino, individuando nei miei contatti le varie figure antropologiche che hai descritto 🙂 non me ne manca una, ho completato l’album delle figurine e di qualcuna ho anche i doppioni 😀
    Verissime le dinamiche dei gruppi, soprattutto le inclusive/esclusive. L’ingresso o la rimozione dal gruppo degli amici “storici” di fidanzate/i nuovi o passati é sempre un trauma.
    Condivido in parte le tue conclusioni, nel senso che sono vere SE di base non c’é già un’amicizia forte. Whatsapp non può creare amicizie vere, ma può essere di grande aiuto a quelle già esistenti che, per vicissitudini della vita “moderna”, non possono essere adeguatamente coltivate in altro modo. C’é chi lo vede come accanimento terapeutico, preferisco intenderla più romanticamente come terapia di supporto 😉

    1. e se si partiva da un’amicizia vera che però poi non si è alimentata abbastanza e nello spazio digitale, tra le varie figure antropologiche, è nata dell’insofferenza mai risolta dal vivo?
      (sarei curiosa di sapere quali sono i doppioni che hai nella raccolta :D)

      1. beh, mezza risposta te la sei già data, quando dici che questa amicizia non si è alimentata a dovere. Se scoppia Lo Scazzo® nel gruppo WA e questo non viene adeguatamente risolto, può portare a conseguenze più che nefaste. WA non può creare, ma riesce benissimo a distruggere. O meglio, siamo in grado di chiuderci così tanto nel nostro individualismo da permettere che parole scritte, possibilmente e probabilmente mal interpretate, riescano a scalfire sentimenti profondi. Dal vivo, Lo Scazzo® ha solitamente vita brevissima e conseguenze ben più lievi, venendo terminato da un “Vafangù”, due scappellotti e una risata.
        Mi è capitato di affrontarne qualcuno, di Scazzo®, solitamente risolto con il pullulare di side group, messaggi privati, telefonate in orari studiati manco si dovesse spedire un razzo sulla Luna per incastrarsi adeguatamente tra lavoro, commuting, cena, post cena e impegni social. Però ecco, si è sempre cercato di affrontarlo e non lasciare che sedimentasse rancori e veleni.
        Per quel che riguarda i doppioni, nella chat “storica” ho due Silenti (le due fidanzate new-entry del gruppo, che va bene che siete nuove, ma dopo 4 MESI due parole ogni tanto puoi pure scriverle – e torniamo a quanto detto sulle dinamiche inclusive/esclusive e a quanto ci si possa sentire invadenti o invasi in uno spazio virtuale che però ormai è privato quanto o più del bagno di casa). In altre chat ho diversi Spammer, a causa dei quali ho dovuto disattivare il download automatico di video e immagini e infine una superfigura, il TitolistaVocalistMitraglia: oltre a cambiare randomicamente nome ai gruppi di cui fa parte, si esprime o attraverso 820 messaggi di fila con massimo tre parole (di cui almeno una sbagliata per la foga di scrivere e inviare) ognuno, oppure con note audio di almeno 2 minuti. Insopportabile in entrambi i casi, ma gli vogliamo bene uguale 😀

      1. No, io ho una moglie e mi basta 😆 Riconosco di essere un po’ prolisso a volte, ma da qui ad intimidire penso ce ne passi…

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